giovedì 5 maggio 2011

Reparto Fine Serie

Seduta.
Al centro di una stanza. 
Le pareti bianche. 
Ho in mano una pallina da tennis, la faccio rimbalzare sul muro. 
Continuamente.
Costantemente.
La luce del sole filtra attraverso i vetri della finestra senza tende e illumina gli angoli vuoti. L’unica ombra, la mia figura seduta che si riflette sul pavimento.
Il suono ripetitivo penetra  nei miei pensieri come un mantra rievocando ricordi di infinita speranza e di altezzosa disperazione.

Il ritmo costante raggiunge il centro del mio petto, tutto diventa automatico.
Regolare.
In assoluta simbiosi con la scansione del mio essere e del mio corpo.
Il pompare del sangue, il respiro incessante, il fluire del mio braccio.
Gli occhi che percorrono lo stesso percorso seguono l’oggetto e la scia tracciata diventata a tratti permanete.

“Allora hai deciso cosa eliminare?”

Non mi volto. So gia’ chi e’.

La sua voce amplificata rimbomba dentro il mio corpo come cassa armonica, il tono provoca nelle mie carni una varietà di vibrazioni violente e veloci separando cellula per cellula le parti del mio essere fatto di materia. In altrettanto modo il mio suono si manifesta.

“Non ancora”.

Un connubio di sensazioni senza tempo ne spazio congiunge la linea della mia esistenza in un unico punto senza inizio ne fine. Solo una parete bianca dove io stessa manifesto cio’ che affiora e la mia mente vuole, un volere di cui non conosco l’esistenza, perche’ non è mio, non è di nessun altro. 
Solo pura essenza di volonta’ nata quando l’universo stesso decise di esistere.

Il mio tutto diventa asettico e imperturbabile, chiudo gli occhi. 
Separaro completamente cio’ che mi unisce all’inezia della stanza. 
Sento il silenzio farsi piu’ insistente.
Fuori tutto quello che distogliere l’intento di espansione del mio complesso esistere.

Un itinerario di immagini si presentano davanti come un miscuglio di visioni passando da parvenze dilatate a ristrette, non era importante l’immagine o il suono ma cio’ che rimaneva impressa era la consapevolezza di un’insegnamento automatico sconosciuto alla coscienza vegliante, che andava a riempire i bagagli pesanti dello spirito primordiale a cui mi sarei ricongiunta presto.

Ogni volta era uguale, ogni volta lo stesso percorso, una prova finale da superare per il passaggio successivo.

Succedeva dalla nascita del concetto di infinito e cosi’ si sarebbe prolungato fino all’infinito stesso.

Il motivo non si sa, la ragione non puo’ arrivarci, ma se vuoi puoi andare al pino inferiore, al reparto fine serie, dove troverai gli sconti del 50%.

Io ho gia’ deciso.

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