giovedì 11 novembre 2010

E' così che accadde...


Quel giorno decisi di uscire dalla mia stanza. Avevo preparato tutto minuziosamente, sistemato la borsa e messo dentro il necessario.
Il vento di scirocco mi inumidiva i capelli nonostante li avessi asciugati per bene.
L'aria densa fuori casa non prometteva la freschezza che speravo.
Sembrava quasi un presagio.
L'aria pulita corrotta dalla foschia del mare, offuscava il cielo corroso di un'impalpabile muro di bruma.
Ciò che appanna la vista rende insicuri, e l’insicurezza porta sempre grossi tumulti.
Mi avviai velocemente al punto di incontro, non avrei trovato le parole,
erano state perse, buttate via, date in pasto a bocche inconsapevoli.
Ad ogni passo indietro un sorriso in meno.  Ad ogni passo avanti parole in meno. Adesso non facciamo più tanto rumore.
Il muro d’acqua cadeva addosso , non dava spazio alla vista. L’impatto demoliva ma risciacquava e ripuliva.
Ciò che e’ stato detto non tornerà.  Fiato mai trattenuto e troppe volte sparato.
E’ così che accadde, e’ così che scomparve.
L’inclinazione smodata all’insulto e al pettegolezzo in piazza, quale fantastica squisitezza per fiati volgari. Vaste gole d'acciaio appestate come acque di fogna.
Mi recai sul posto .
Il riflesso argentato si era annerito, l’umido caldo l’aveva oscurato.


Pece oscura e malsana si stagliava ai miei occhi, ciò che aveva urlato di luce il sorriso ne aveva distorto e stonato la Meraviglia.
Ne ero felice,  il drappo cedette  e mostrò il marciume camuffato a promesse.

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