
Oggi è stato caldo. Ha piovuto umido. L’aria sembrava densa di acqua solida. L’autunno porta il peso di ciò che ha concepito l’estate. Il cielo marino ne è intriso. Facce pesanti circondano il paese, stanche di ricordi, fiacche di sorrisi.
Mura tinteggiate mi circondano, donne accaldate mi attorniano. I muscoli si tendono, le ginocchia si piegano e spingono sui pedali. Polmoni pieni di fiato e costole farcite, testa bassa, bocca lievemente aperta.
Carne e vene evaporano libertà che si unisce all’aria che respiro, fluttua dinanzi ai miei occhi e si ricongiunge al mio corpo.
Le braccia si allungano, i gomiti sporgono dal manubrio, il peso del busto distende la schiena, glutei all’indietro e respiro incessante.
Il peso si scioglie, lo senti staccarsi. Si leva.
Leggera.
Davanti uno specchio, visione lineare, sottile, quasi trasparente. Argento liquido che rifrange il vero.
Ho preso a calci lo stomaco. Strappato radici.
Tagliato via il denso e fatto spazio a scintille di fuoco. Dato vita alla libera scia. Dato traccia alla libera impronta.
Non mi volto indietro. Non c’e’ niente da guardare. Il vuoto non si osserva. L’assenza non si scruta.
Piego il collo indietro, i miei occhi mi guardano. Mi riconosco, quella faccia è mia.
Serro le mani e stringo forte. Sguardo avanti dentro pupille di prato autunnale che
confermano il cammino e ne fanno da sentiero.
Il riflesso argentato incontra un sorriso che urla di luce e ne fa Meraviglia.
Mura tinteggiate mi circondano, donne accaldate mi attorniano. I muscoli si tendono, le ginocchia si piegano e spingono sui pedali. Polmoni pieni di fiato e costole farcite, testa bassa, bocca lievemente aperta.
Carne e vene evaporano libertà che si unisce all’aria che respiro, fluttua dinanzi ai miei occhi e si ricongiunge al mio corpo.
Le braccia si allungano, i gomiti sporgono dal manubrio, il peso del busto distende la schiena, glutei all’indietro e respiro incessante.
Il peso si scioglie, lo senti staccarsi. Si leva.
Leggera.
Davanti uno specchio, visione lineare, sottile, quasi trasparente. Argento liquido che rifrange il vero.
Ho preso a calci lo stomaco. Strappato radici.
Tagliato via il denso e fatto spazio a scintille di fuoco. Dato vita alla libera scia. Dato traccia alla libera impronta.
Non mi volto indietro. Non c’e’ niente da guardare. Il vuoto non si osserva. L’assenza non si scruta.
Piego il collo indietro, i miei occhi mi guardano. Mi riconosco, quella faccia è mia.
Serro le mani e stringo forte. Sguardo avanti dentro pupille di prato autunnale che
confermano il cammino e ne fanno da sentiero.
Il riflesso argentato incontra un sorriso che urla di luce e ne fa Meraviglia.

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